Definito da molti come un fenomeno sociale, Mladen Solomun non è un DJ come tutti. Se oggi la barriera tra la console e la pista è praticamente inesistente, gran parte del merito (o della colpa, secondo i puristi) è sua. Non stiamo parlando della fredda Techno industriale da hangar, e nemmeno della House di Chicago vecchia scuola. Parliamo di quello che spesso definisco “House Muscolare”: un sound rotondo, accessibile ma tecnicamente ineccepibile, dove il Kick ti colpisce lo sterno ma la melodia ti fa chiudere gli occhi.
Lui è l’anti-divo per eccellenza sicuramente. Fisico imponente, movenze un po’ goffe. Ed il famoso “Dad Dancing” che è diventato un meme globale. Con un carisma che non ha bisogno di laser show o fuochi d’artificio. Solomun vince perché umanizza molto la figura del DJ. Mentre gli altri sembravano robot intoccabili su un piedistallo, lui sudava, ballava e dava il cinque alla prima fila. Ha reso il DJ set un’esperienza comunitaria, non una lezione frontale.
In questo articolo:
Il Contesto Storico: L’Era Glaciale della Minimal
Per capire la grandezza di Solomun, dobbiamo guardare il calendario. Siamo a metà degli anni 2000. Cosa dominava i club europei, specialmente in Germania? La Minimal Techno. Erano gli anni dell’egemonia “intellettuale” di etichette come la M_nus di Richie Hawtin o della Perlon (per quanto sacra sia). Il suono era scheletrico, mentale, fatto di click, glitch e loop infiniti. Il calore era bandito. Si ballava a occhi bassi, in un trip introspettivo.
In questo panorama così glaciale, Solomun e la sua crew di Amburgo arrivano come una ventata di aria calda. Mentre il mondo guardava a Berlino e al Berghain, ad Amburgo stava succedendo qualcosa di diverso. Solomun ha reintrodotto tre elementi che sembravano dimenticati:
- Il Funk: linee di basso “grasse” e suonate.
- La Voce: l’elemento umano ed emotivo.
- La Melodia: temi riconoscibili che potevi fischiettare uscendo dal club.
Artisti come H.O.S.H. e Stimming (colonne portanti della prima ora della Diynamic) stavano costruendo insieme a lui un’alternativa sonora. Non era la Tech-House dozzinale che sentiamo oggi; era una Deep House con gli steroidi, pensata per grandi impianti ma con un cuore soul.
Le Origini: Il Regista Mancato
Nato in Bosnia nel 1975 e cresciuto ad Amburgo, Mladen non nasce dietro ai piatti. La sua storia è fondamentale per capire come costruisce i suoi set oggi. Prima della musica, il suo sogno era il Cinema. Ha lavorato per anni in una società di produzione cinematografica e ha fondato la sua, con l’obiettivo di diventare regista.
Perché vi dico questo? Perché se ascoltate un “All Night Long” di Solomun al Pacha o al Warung in Brasile, non state sentendo una sequenza di tracce. State guardando un film. Come ha spiegato lui stesso in diverse interviste (inclusa una storica chiacchierata con BBC Radio 1), applica la struttura narrativa del cinema al DJing:
- Primo Atto (Intro): Costruzione lenta, atmosfera, presentazione dei personaggi (i temi musicali).
- Secondo Atto (Svolgimento): La tensione sale, arrivano i conflitti (tracce più dure, techno, acid).
- Terzo Atto (Climax e Risoluzione): L’esplosione emotiva e il finale catartico, spesso con un classico inaspettato.
L’Influenza dell’R&B e l’incontro con Adriano Trolio
Musicalmente, il giovane Mladen non era un raver. Le sue radici affondano nell’Hip Hop e nell’R&B degli anni ’90. Questo spiega la sua ossessione per il Groove. Anche quando suona Techno a 128 BPM, c’è sempre un’oscillazione, un movimento pelvico che deriva dalla Black Music.
Ma il genio creativo da solo non basta. Nel percorso di ogni grande DJ c’è sempre un “architetto” dietro le quinte. Per Solomun, questa figura è Adriano Trolio. Incontrato quasi per caso, Trolio è diventato il cervello gestionale della Diynamic Music (fondata insieme nel 2006). Mentre Mladen curava la direzione artistica (“il cuore”), Adriano costruiva l’impero commerciale. Senza questo incontro, probabilmente Solomun sarebbe rimasto un ottimo DJ locale di Amburgo, e non il titano globale che conosciamo.
L’Impero Diynamic: Do It Yourself
Nel 2006, mentre molti DJ speravano di essere firmati dalle major o dalle grandi label di Berlino, Solomun e Adriano Trolio hanno fatto una scelta controcorrente: farselo da soli. Nasce la Diynamic Music. Il nome non è casuale. La filosofia era creare un ecosistema autosufficiente, basato su un concetto che all’epoca sembrava quasi ingenuo: la “Famiglia”.
Mentre etichette come la Cocoon o la Drumcode sembravano aziende strutturate, la Diynamic operava come un collettivo di artigiani. Solomun non era solo il boss: era la figura chiave dietro talenti che avrebbero cambiato il sound del decennio successivo. Parliamo di Stimming, H.O.S.H. e il prodigio David August. Stimming, in particolare, è stato cruciale. Essendo un purista del sound design analogico, ha alzato l’asticella della qualità audio per tutta l’etichetta. Solomun ha assorbito questa ossessione per la pulizia sonora e l’ha applicata a tracce pensate per distruggere la pista.
Il Laboratorio: Il Club EGO
Ma la teoria non basta. Serve la pratica. E la pratica di Solomun ha un nome e un indirizzo: EGO, ad Amburgo. Prima di Ibiza, prima del Pacha, Solomun ha gestito e suonato nel suo club. L’EGO non era un superclub; era un luogo intimo, scuro, con un impianto audio curato maniacalmente. È qui che Mladen ha imparato a “leggere” la stanza. Gestire un club ti insegna cose che un DJ “ospite” non imparerà mai: capisci come funziona il bar, capisci quando la gente si stanca, capisci l’importanza del warm-up. L’EGO è stata la sua palestra per sviluppare quella resistenza fisica e mentale che oggi gli permette di suonare set di 10 ore senza perdere un colpo.
Analisi Tecnica: Il “Solomun Sound”
Passiamo ai fader. Cosa rende una traccia di Solomun immediatamente riconoscibile? Perché, quando entra un suo pezzo, l’impianto sembra guadagnare decibel e presenza? Basta un ascolto attento in studio, magari con un paio di monitor di riferimento, per svelare il trucco. Se prendiamo produzioni iconiche come Kackvogel o i suoi remix storici, emergono subito i pilastri della sua ingegneria sonora.
Kick & Bass: L’Ingegneria del Groove
A differenza della Techno berlinese, che spesso usa casse (Kick) lunghe, cavernose e piene di riverbero (Rumble), Solomun predilige un Kick corto, secco e “Punchy”. Tecnicamente, la sua cassa lavora moltissimo sui 50-60Hz ma ha un decadimento rapido. Questo lascia un “buco” di frequenze enorme subito dopo il colpo. È in quel buco che lui inserisce il Basso.
Le sue bassline non sono semplici sinusoidi sub-bass; sono linee Funk/Disco, spesso suonate con emulazioni Moog o synth analogici caldi. Il segreto è che queste linee di basso spesso non sono quantizzate rigidamente. Mantengono quel leggero ritardo (swing) tipico di un bassista umano. L’interazione tra la cassa “tedesca” (precisa) e il basso “black” (morbido) crea quel rimbalzo irresistibile che ti costringe a muovere il collo.
Arrangiamento: Less is More
Solomun è un maestro della sottrazione. Se apriamo un suo progetto ideale, troveremmo pochissime tracce attive contemporaneamente. Spesso le sue hit sono composte da 4 elementi chiave:
- Kick.
- Hi-Hat (spesso in levare, molto frizzante, per dare aria).
- Bassline (che fa la melodia ritmica).
- Il “Gancio” (Hook): Un synth o un vocal sample che si ripete ipnoticamente.
Non riempie lo spettro con pad inutili o effetti confusi. Ogni suono ha il suo spazio vitale nel mix. Questo garantisce che, anche su impianti non perfetti, la traccia esca potente e definita. È un mixaggio “pop” applicato alla club music.
Remix Culture: Il Re Mida (Il Caso “Around”)
Non possiamo parlare di tecnica senza citare quello che considero il punto di svolta: il suo remix di Noir & Haze – Around (2011). Quella traccia è stata eletta “Traccia dell’anno” da Resident Advisor e ha praticamente definito il suono Deep House commerciale di quel triennio.
Cosa ha fatto Solomun? Ha preso l’originale, ha pulito tutto e ha costruito un riff di synth (quella specie di “sirena” morbida filtrata) che dialoga con la voce. Ha trattato la voce non come un effetto, ma come una canzone. Ha dimostrato che si poteva fare musica da club che fosse anche cantabile. In un’intervista a Mixmag, ha spiegato che il suo approccio al remix è: “Tengo solo un elemento dell’originale, quello che mi colpisce al cuore, e butto via tutto il resto. Ricostruisco il mondo intorno a quell’unico elemento.”
Masterclass Solomun: La Psicologia della Pista
Se la tecnica è il motore, la psicologia è il volante. Solomun ha capito prima di altri che il pubblico era stanco di guardare un puntino lontano su un palco. Voleva contatto.
Solomun +1 e la Rivoluzione del Pacha
Quando ha lanciato la sua residency “Solomun +1” al Pacha di Ibiza, molti erano scettici. La domenica sera era considerata una serata morta. Lui ha cambiato le regole del gioco con due mosse:
- Spostare la Console: In molte occasioni, ha portato la console letteralmente in mezzo alla pista (o molto più vicina e bassa rispetto allo standard del Pacha). Ha rotto la verticalità “Dio-Fedeli” trasformandola in un cerchio tribale.
- Tempi Lunghi: Invitare un solo ospite (il “+1”) e suonare set lunghissimi, finendo spesso back-to-back. Questo permette di costruire un viaggio, non una compilation di hit.
Il Coraggio della Selezione
La vera magia sta anche nel rischio. È famoso per suonare tracce “sbagliate” al momento giusto. Chi altro avrebbe il coraggio di chiudere un set Techno al Tomorrowland o al Time Warp mettendo un pezzo dei The Police, una ballad rock anni ’80 o una traccia italo-disco sconosciuta? Lui lo fa. E funziona. Perché? Perché capisce che dopo 4 ore di cassa dritta, il cervello umano ha bisogno di un appiglio emotivo, di un ricordo. Usa la nostalgia come arma per creare quel momento “mani al cielo” che finisce su tutte le storie di Instagram il giorno dopo.
I Vinili Essenziali di
Solomun (Vinyl Zone)
Non si può capire l’evoluzione di Mladen senza analizzare fisicamente i solchi che ha inciso. Solomun ha attraversato diverse fasi: l’underground di Amburgo, il successo ibizenco e il pop globale. Ho selezionato tre dischi che rappresentano questi tre momenti, con tutte le coordinate necessarie per stanarli nel mercato dell’usato o del nuovo.
1. L’Era dell’Ascesa: “Kackvogel” (Limited Etched Edition)

Attenzione collezionisti: qui non stiamo parlando di un EP standard, ma di un pezzo di design.
- Etichetta: Watergate Records
- Anno: 2012 (Giugno)
- Codice Catalogo (Cat. No.): WG VINYL 008
- Formato: Vinile 12″, 33 ⅓ RPM, Single Sided, Etched.
- Cosa significa: La musica è incisa solo sul Lato A. Il Lato B non suona: presenta una serigrafia incisa direttamente sulla pasta del vinile (solitamente il logo Watergate o motivi geometrici).
- Identikit Visivo: Copertina generica Watergate (spesso nera/grigia con foratura o logo minimal), ma la particolarità è il disco stesso. Guardando il lato B in controluce si vede il disegno.
- Livello Rarità & Caccia:Alto. Essendo una Limited Edition “Etched”, è molto più ricercata delle stampe standard.
- Nota Bene: La traccia He’s A Sampson, spesso associata a questa release in digitale, NON è presente su questo vinile. Qui c’è solo Kackvogel in tutta la sua gloria full-length.
- Perché Acquistarlo: È un oggetto di culto. Kackvogel è la traccia che definisce l’ironia di Solomun (il famoso sample dell’uccello stonato su una base deep house serissima). Avere la versione “Etched” significa possedere un pezzo di storia del Watergate Club di Berlino.
2. L’Anima Soul: “Daddy’s Jam” (Original Mix)

- Etichetta: Rebellion
- Anno: 2011 (14 Febbraio)
- Codice Catalogo (Cat. No.): REBELLION02
- Formato: Vinile 12″, 45 RPM, Limited Edition.
- Identikit Visivo (Copertina & Label):
- La copertina esterna è spesso generica (bianca o nera), quindi dovete guardare il disco.
- L’Etichetta (Label): Bianca con stampa blu scuro/nera. Cercate il logo del leone stilizzato sulla destra e la scritta REBELLION02 in basso a sinistra. Se vedete questo, avete in mano l’originale del 2011.
- Livello Rarità & Caccia:Medio. Essendo una Limited Edition di inizio carriera, trovarlo in condizioni Mint è una sfida.
- Prezzo: Su Discogs oscilla tra i 15€ e i 30€, ma attenzione alle spese di spedizione dal Regno Unito (dove ha sede l’etichetta).
- Perché Acquistarlo: È il lato B della medaglia Solomun. Se Kackvogel è l’ironia tedesca, Daddy’s Jam è il calore funk. La pressatura a 45 RPM garantisce una dinamica pazzesca: il basso suona rotondo e profondo, perfetto per scaldare l’impianto a inizio serata.
3. La Consacrazione: “Customer Is King EP”

Il disco del traguardo. L’uscita numero 100 della sua etichetta. Un pezzo di storia contemporanea.
- Etichetta: Diynamic Music
- Anno: 2018
- Codice Catalogo (Cat. No.): DIYNAMIC100
- Formato: Vinile 12″, 33 ⅓ RPM, Stereo.
- Identikit Visivo (Copertina): Qui la grafica cambia passo. Non è la solita sleeve generica Diynamic. La copertina full-color mostra un’estetica cinematografica, quasi desolata (vibe desertica americana), che richiama le atmosfere di GTA V. Sul retro c’è la tracklist completa ben leggibile.
- Livello Rarità & Caccia:Basso (Facilmente reperibile). Essendo una release celebrativa del 2018, è stata stampata in grandi quantità e spesso ristampata. Si trova facilmente anche sigillata (Mint) a prezzi onesti (15-25€).
- Nota: Esiste anche in formato digitale, ma il vinile ha un mastering dedicato che rende la cassa meno compressa rispetto alla versione streaming.
- Perché Acquistarlo: È un esempio di Sound Design moderno perfetto. La traccia omonima è un inno da stadio. Va comprato per testare il proprio impianto: la pulizia delle frequenze alte (Hi-Hats) e la precisione del sub-bass su questo vinile sono un riferimento per chi produce musica oggi.
Il Verdetto di Fader Space:
L’Umanità oltre la Cassa Dritta
Chi è davvero Mladen Solomun? Se dovessimo spogliarlo dei premi, delle residenze a Ibiza e dei milioni di view, resterebbe un alchimista emotivo. Colui che ha preso la freddezza chirurgica dell’ingegneria tedesca e l’ha contaminata con il calore, il sudore e il groove della Black Music, dell’R&B e del Funk che ha amato in gioventù.
Oggi è una figura centrale nella Melodic House, ma fermarsi a questa definizione non basta.. Lui occupa uno spazio unico, esattamente a metà strada tra l’underground purista e il pop da stadio. È il punto di incontro dove i fan di Dixon e Black Coffee (suoi “fratelli” spirituali per eleganza e ricerca) possono incrociare chi ascolta la radio mainstream, trovandosi d’accordo sulla stessa pista. Negli ultimi anni, la sua eredità sta passando a collettivi come Keinemusik, che hanno ereditato da lui proprio quella capacità di rendere “cool” e accessibile la musica elettronica raffinata.
Cosa ci lascia in eredità? Una lezione fondamentale: la tecnica, da sola, è nulla senza empatia. In un’epoca in cui i DJ sembravano divinità irraggiungibili chiuse nelle loro torri d’avorio, Mladen ha abbattuto il muro. Ha portato la console in mezzo alla gente, ha ballato (male, ma felicemente) con noi, ha riso, ha sbagliato e ha recuperato.
Ci ha insegnato che un DJ set non è una prova di forza muscolare, ma un racconto cinematografico fatto di pause, di respiri e di melodie che restano addosso anche quando le luci si accendono. Dovremmo apprezzarlo per questo: per averci ricordato che, anche in un club buio con migliaia di watt addosso, l’elemento più importante della catena audio resta sempre l’essere umano.











