Continua il nostro viaggio all’interno della Storia del Vinile, dalla sua nascita, fino ad oggi. Non abbiamo trascurato nulla, dai materiali, all’anatomia della “V”, dove la puntina danza per estrarre il suono stereo. Abbiamo dunque capito che il vinile non è semplice materiale grezzo trasformato in supporto audio, c’è tanto da scoprire.
Sapevi che quello che vedi nel solco non è esattamente quello che senti? Se potessi ascoltare il segnale puro inciso sul disco senza alcun filtro, rimarresti deluso. Sentiresti una musica sottile, priva di corpo, con bassi quasi inesistenti e una pioggia di acuti fastidiosi e taglienti.
Questo accade perché il vinile, per poter funzionare fisicamente, deve scendere a un compromesso elettronico. Per far stare la musica nel solco e massimizzare la qualità, gli ingegneri hanno dovuto “ingannare” la fisica. In questo Insight #5, scopriremo La Curva RIAA: l’invisibile correzione matematica che trasforma un limite meccanico nel calore sonoro che tanto amiamo.
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Il problema dello spazio: perché non possiamo incidere “Flat”?
Immagina di voler scattare una fotografia panoramica, ma di avere a disposizione solo un rullino minuscolo. Per farcela stare, dovresti necessariamente rimpicciolire l’immagine in fase di scatto, per poi ingrandirla di nuovo quando la stampi. Con il vinile accade qualcosa di molto simile.
Se cercassimo di incidere la musica esattamente così come esce dallo studio (ovvero in modo “Flat”), ci scontreremmo immediatamente con due enormi limiti fisici del supporto.
Bassi “ingombranti”
Le basse frequenze sono vibrazioni ampie e potenti. Per essere incise correttamente a volume naturale, richiederebbero solchi larghissimi. Questo porterebbe a due conseguenze disastrose:
- Durata ridotta: Un disco di 12 pollici potrebbe contenere solo pochi minuti di musica, perché i solchi dei bassi occuperebbero tutto lo spazio disponibile.
- Salti della puntina: Durante i passaggi più carichi di bassi, l’energia sarebbe tale da sbalzare letteralmente la puntina fuori dal solco.
Acuti “fragili”
Le alte frequenze, al contrario, sono vibrazioni piccolissime e veloci. Se incise a volume normale, la loro “impronta” nel solco sarebbe così sottile da essere coperta dal rumore di fondo naturale del vinile (il classico fruscio o hiss superficiale). Il risultato? Piatti della batteria e voci sparirebbero in un mare di rumore bianco.
La soluzione: Invertire le parti
Per superare questi ostacoli, gli ingegneri decisero di manipolare il segnale prima dell’incisione: ridussero drasticamente il volume dei bassi (per rimpicciolire i solchi) e aumentarono quello degli acuti (per sovrastare il rumore di fondo). Ma per tornare a sentire la musica correttamente, serviva un vero e proprio traduttore capace di fare l’esatto opposto in fase di ascolto.
Lo Standard RIAA: Un patto universale (1954)
Prima della metà degli anni ’50, il mondo del vinile era un vero e proprio Far West tecnologico. Ogni casa discografica: Columbia, RCA Victor, Decca, Capitol, utilizzava la propria curva di equalizzazione.
Questo significava che se possedevi un giradischi tarato per i dischi Columbia, un album della RCA poteva suonare troppo cupo o eccessivamente stridente. Gli appassionati più esigenti dell’epoca dovevano possedere preamplificatori complessi, dotati di decine di selettori per tentare di indovinare la curva corretta per ogni disco della loro collezione. Era un sistema inefficiente che frenava l’espansione del mercato.
Fader Space Insight: “Inseguire la precisione assoluta della Curva RIAA è inutile se i componenti non sono bilanciati: la coerenza tra canale destro e sinistro è ciò che definisce davvero un’immagine stereo profonda.” — Ispirato alla filosofia tecnica di Rod Elliott (ESP).
La svolta del 1954
Nel 1954, la Recording Industry Association of America (RIAA) intervenne per stabilire uno standard unico. L’obiettivo era ambizioso: creare una curva di equalizzazione “a specchio” che venisse adottata da tutti i produttori di dischi e di hardware nel mondo.
Nacque così la Curva RIAA, un protocollo che definisce esattamente come manipolare il suono in due fasi distinte:
- In fase di incisione (Recording): le frequenze basse vengono attenuate di circa 20dB, mentre le alte vengono esaltate della stessa misura. Questo permette di “comprimere” fisicamente la musica nel solco.
- In fase di riproduzione (Playback): il tuo pre-phono applica la curva inversa, riportando i bassi al loro volume originale e abbassando gli acuti.
Il risultato?
Grazie a questo”patto universale, oggi possiamo acquistare un disco stampato in Giappone, in Germania o negli Stati Uniti e ascoltarlo con la certezza che suonerà esattamente come l’ingegnere del suono ha previsto. Lo standard RIAA ha trasformato il vinile da un supporto frammentato a uno standard globale e immortale.
Il Pre-Phono: Perché non puoi farne a meno
Una domanda che negli anni si ripete, ed è sempre attuale: “Perché non posso collegare il giradischi direttamente all’ingresso AUX delle casse o dell’amplificatore?”. La risposta risiede proprio nella doppia natura della Curva RIAA.
Come abbiamo visto, il segnale inciso sul vinile è volutamente “distorto”: ha pochissimi bassi e troppi acuti. Se lo collegassi a un ingresso standard, sentiresti un suono bassissimo di volume e totalmente privo di corpo. Il Pre-amplificatore Phono (o stadio Phono) ha due compiti vitali e simultanei:
- Riequilibrio Tonale (De-Enfasi): Applica l’esatto opposto della curva RIAA impressa nel disco. Innalza i bassi di 20dB e attenua gli acuti della stessa misura, riportando la musica alla sua risposta in frequenza originale.
- Amplificazione di Segnale: Il segnale che esce da una testina è minuscolo (pochi millivolt). Il Pre-Phono lo eleva a un “livello di linea” (Line Level), rendendolo compatibile con il resto del tuo impianto.
Senza questo “traduttore” elettronico, il viaggio del suono dalla puntina alle tue orecchie si interromperebbe a metà, lasciandoti con un’ombra sbiadita della musica originale.
Fader Space Insight: “Senza l’equalizzazione RIAA, un LP da 12 pollici sarebbe limitato a circa cinque minuti di musica per lato e il rumore di fondo sarebbe intollerabile. Non è solo un filtro, è la tecnologia che ha permesso al ‘Long Play’ di esistere come formato commerciale.” — Ispirato all’analisi tecnica di Sound on Sound: RIAA Phono Equalisation Explained.
