Home VINYL ZONEStoria del Vinile: dalla Gommalacca al primo Microsolco della Columbia Records | Insight #1

Storia del Vinile: dalla Gommalacca al primo Microsolco della Columbia Records | Insight #1

by Fabio Nardozzi
Copertina ufficiale di Fader Space per la Storia del Vinile: un'analisi tecnica dell'evoluzione dalla Gommalacca di un Disco 78 giri alla rivoluzione del Columbia Records LP e del Microsolco Vinile.

Parliamo di Storia del Vinile. Ti sei mai chiesto perché i dischi dei nostri nonni sembravano fatti di pietra? Ecco come siamo passati da un supporto abrasivo e rumoroso alla perfezione del microsolco che ancora oggi fa girare i nostri piatti.

Storia del Vinile: L’Era Oscura
della Gommalacca (78 giri)

Prima del 1948, ascoltare musica non era l’esperienza silenziosa e definita che conosciamo oggi. I dischi erano prodotti in Gommalacca, una resina naturale secreta dall’insetto Laccifer lacca. Ma non era pura resina: per resistere alla pressione enorme dei bracci dell’epoca (che pesavano quanto un sasso), la miscela veniva arricchita con materiali abrasivi come ardesia o calcare polverizzato.

Questo significa che la puntina non leggeva solo la musica, ma “scavava” letteralmente il disco. Il risultato? Un fruscio di fondo che spesso sovrastava il segnale audio e una durata massima di appena 4-5 minuti. Se volevi ascoltare una sinfonia, dovevi portarti a casa un faldone pesante chili: da qui nasce il termine Album, perché i dischi erano raccolti in veri e propri volumi simili ad album fotografici.

Storia del Vinile: Prima del 1948, ascoltare musica non era l’esperienza silenziosa e definita che conosciamo oggi. I dischi erano prodotti in Gommalacca, una resina naturale secreta dall'insetto Laccifer lacca.

Fader Insight: Secondo gli archivi storici della AES (Historical Committee), la gommalacca non era solo rumorosa, ma era progettata per essere “auto-levigante”. Come riportato in molti paper della fondazione, “i materiali abrasivi aggiunti alla gommalacca servivano a smussare la punta degli aghi d’acciaio affinché si adattassero perfettamente alla forma del solco durante i primi secondi di rotazione”. In pratica, il disco era fatto per consumare la puntina, e non viceversa.

Com’era davvero la qualità audio?

Per capire quanto fosse “Lo-Fi” un 78 giri, dobbiamo guardare ai parametri tecnici:

  • Risposta in frequenza: Fino al 1925 (era acustica), il range era limitato a circa 250 Hz – 2.500 Hz. Con l’elettrificazione siamo arrivati a 100 Hz – 5.000 Hz. I bassi profondi che oggi sentiamo nel Club semplicemente non esistevano; avrebbero distrutto il solco.
  • Rapporto Segnale/Rumore (SNR): La gommalacca era rumorosa per natura. Il SNR difficilmente superava i 30-35 dB (contro i 60-70 dB di un vinile moderno). In pratica, il fruscio del materiale era parte integrante della “musica”.

L’Economia del Disco:
Quanto costava la musica?

Possedere musica negli anni ’30 era un lusso. Un disco 78 giri costava tra 0,75$ e 1,00$. Rivalutato oggi, parliamo di circa 15-20 Euro per un supporto che conteneva solo due brani.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Gommalacca divenne materiale bellico (usata per esplosivi e vernici). Questo portò a un riciclo forzato: i cittadini consegnavano i vecchi dischi rotti per fonderli. È stata proprio questa scarsità di materiale naturale a spingere la ricerca verso un’alternativa sintetica: il PVC.

Il Mastering Engineer:
Un lavoro senza “Annulla”

Oggi se sbagliamo un take in DAW, premiamo Cmd+Z. Negli anni '30, il Mastering Engineer era un chirurgo e operava con la medesime precisione. Non esisteva il nastro magnetico; si registrava Direct-to-Disc. L'orchestra suonava e un tornio incideva direttamente su un disco di lacca. Fader Space - Storia del Vinile.

Oggi se sbagliamo un take in DAW, premiamo Cmd+Z. Negli anni ’30, il Mastering Engineer era un chirurgo e operava con la medesime precisione. Non esisteva il nastro magnetico; si registrava Direct-to-Disc. L’orchestra suonava e un tornio incideva direttamente su un disco di lacca.

I tecnici dovevano gestire il Groove Pitch (la distanza tra i solchi) manualmente. Osservavano al microscopio mentre incidevano per evitare che i solchi si sovrapponessero nelle parti più forti (il cosiddetto “overcutting”). Era un’arte di pura tensione nervosa, dove ogni errore costava il rifacimento dell’intera sessione.

La sfida di Peter Goldmark e la nascita del PVC

La rivoluzione ha una data e un luogo precisi: 21 giugno 1948, Waldorf-Astoria Hotel, New York. Quel giorno, Peter Goldmark e il team della Columbia Records presentarono il primo disco a 33 giri e mezzo.

Il segreto non fu solo la velocità ridotta, ma l’uso del PVC (Cloruro di Polivinile), o meglio del Vinylite. A differenza della gommalacca, il vinile è un materiale termoplastico intrinsecamente più liscio e meno rumoroso. Questo permise di fare due cose che prima erano impossibili:

  1. Restringere il solco (da qui il nome Microgroove).
  2. Aumentare la densità delle tracce: si passò da 80-100 solchi per pollice a oltre 250-300.
La sfida di Peter Goldmark e la nascita del PVC. Fader Space - Storia del Vinile.

Fader Insight: Durante la prima storica convention della Audio Engineering Society nel 1949, Peter Goldmark presentò l’LP non solo come un nuovo disco, ma come un sistema integrato. La AES documenta che la vera sfida non fu solo il materiale, ma la riduzione della massa della testina: “Il passaggio al vinile richiese una riduzione della pressione della puntina da 100 grammi a soli 6 grammi per pollice quadrato”. Senza questo salto ingegneristico nella meccanica del braccio, il PVC si sarebbe sciolto sotto il calore dell’attrito.

Perché 33 giri e mezzo?

Non è un numero scelto a caso. Fu il compromesso matematico perfetto per mantenere una fedeltà accettabile nelle frequenze alte (che soffrono man mano che la puntina si sposta verso il centro del disco) e garantire la durata necessaria per coprire un intero movimento di musica classica senza interruzioni.

La Guerra dei Giri: Columbia vs RCA Victor

L’uscita del 33 giri non fu accolta bene da tutti. La RCA Victor, storica rivale di Columbia, si sentì scavalcata e rispose nel 1949 con il 45 giri (7 pollici).

Mentre il 33 giri era pensato per l’ascolto colto e serio in un certo senso (classica e jazz), il 45 giri divenne il supporto della cultura popolare, del jukebox e, più tardi, del rock’n’roll. Fu una vera e propria guerra commerciale che costrinse i produttori di giradischi a introdurre il selettore di velocità che usiamo ancora oggi. Vi dice niente? Senza questa competizione, probabilmente non avremmo mai avuto la varietà di formati che collezioniamo oggi.

Il salto di qualità: Dal rumore alla dinamica

Fader Insight: Un paper della AES (Journal of the Audio Engineering Society) sottolinea come la standardizzazione RIAA del 1954 sia stata la chiave per la fedeltà moderna. Senza questa curva unica, ogni ingegnere di mastering doveva “improvvisare” l’equalizzazione. Come citato nei testi AES sulla storia del mastering: “Prima dello standard RIAA, esistevano oltre 100 diverse curve di riproduzione nel mondo; il vinile moderno deve la sua coerenza sonora globale a questo protocollo di equalizzazione forzata”.

Il passaggio al microsolco non ha solo allungato la durata della musica, ha cambiato il modo in cui i tecnici del suono registravano. Con il vinile, la gamma dinamica (la differenza tra il suono più piano e quello più forte) aumentò drasticamente. Fu proprio in questo periodo che nacquero i primi standard di equalizzazione RIAA, necessari per domare le basse frequenze che altrimenti avrebbero fatto saltare la puntina fuori dal solco.

You may also like

Leave a Comment