Se hai frequentato il circuito dei club più esclusivi negli ultimi anni, da Tulum al DC10 di Ibiza, ti sarai sicuramente imbattuto nella “Nuvola”. Il grande gonfiabile che sovrasta la console del collettivo berlinese Keinemusik (&ME, Rampa, Adam Port). Questo non è solo un elemento scenografico da postare su Instagram. Potremmo dire che sia la perfetta rappresentazione visiva della loro musica: impalpabile e avvolgente.
DJ di tutti i tipi provano a replicare i loro sound, suonare le loro tracce, produrle anche. Ma il risultato è piatto, slegato. Sempre deludente per mancanza di competenze, inventiva, hardware e tanta pratica. La verità è che il segreto non risiede (solo) nella chiavetta USB, ma in un preciso rifiuto degli standard digitali moderni a favore di una catena di segnale ibrida e molto specifica.
Oggi analizziamo l’anatomia tecnica di questo sound, provando ad entrare nel cuore del loro steup. Ma è necessario fare un passo indietro prima di addentrarci nel vivo, anche per capire da chi è formato questo famoso trio.
In questo articolo
Il Collettivo di Berlino: Estetica oltre la Tecnica

Prima di analizzare il “come”, dobbiamo capire il “chi”. Keinemusik non è una band, e non è nemmeno una semplice etichetta discografica nel senso tradizionale. È un ecosistema creativo nato a Berlino nel 2009, fondato sulla necessità di fare le cose a modo proprio, lontano dalle logiche rigide dell’industria musicale di allora.
Il nome stesso è una dichiarazione d’intenti ironica: “Keine Musik” in tedesco significa “Nessuna Musica”. Un approccio quasi dadaista che rigetta le etichette di genere (Tech House? Deep? Afro Tech?) per concentrarsi sull’esperienza del party nella sua totalità.
Citiamo sempre “Collettivo”, poiché Keinemusik non sono solo i tre DJ che vedi in console. È una famiglia allargata potremmo dire, che include anche il DJ Reznik e l’artista visiva Monja Gentschow, responsabile di quelle copertine iconiche disegnate a mano che hanno definito l’estetica del brand tanto quanto la musica.
Quando li vediamo sotto la famosa nuvola, non stiamo guardando tre solisti che si alternano in un back-to-back. Stiamo guardando un’unica entità con tre teste, ognuna con una sua specializzazione che contribuisce al “flusso” sonoro continuo che li ha resi famosi:
- Rampa: Spesso considerato il cervello tecnico del gruppo. È lui che spinge maggiormente sul lato hardware, tanto da aver fondato la Teile Elektronik, la compagnia che produce proprio quel Keinedelay che analizzeremo tra poco. La sua impronta è dub, sperimentale e focalizzata sulla strumentazione.
- &ME: È il cuore pulsante del groove. Le sue produzioni sono spesso quelle che definiscono la linea di basso e la ritmica ipnotica. Porta nel trio la solidità e la precisione della scuola techno berlinese, ammorbidita però da percussioni organiche.
- Adam Port: Il connettore. Con un background musicale più eclettico che tocca radici diverse (dall’hip hop al dub), Adam Port è spesso l’elemento che porta la musicalità e le influenze esterne, rendendo il sound del trio accessibile e globale.
Questa unità d’intenti si riflette direttamente sul loro setup tecnico. Non usano tre console separate; condividono lo stesso mixer e la stessa catena di effetti per creare un’unica, lunga narrazione sonora.
L’Estetica del Cloud: Oltre il Drop
Prima di parlare di cavi e manopole, bisogna capire la filosofia che muove le mani sui fader. Mentre gran parte della scena Tech House o EDM cerca l’esplosione immediata e il “build-up & drop” aggressivo , i Keinemusik hanno lavorato per sottrazione.
Hanno ibridato la struttura ritmica dell’Afro House con la sensibilità melodica tedesca , creando un’estetica che nel libro Afro House Anthology definisco “Estetica del Cloud”. Il loro obiettivo non è aggredire l’ascoltatore con casse potenti, ma ipnotizzarlo letteralmente. Per farlo, hanno bisogno di transizioni lunghissime, dove i brani non si limitano a sovrapporsi, ma si fondono letteralmente uno nell’altro fino a diventare indistinguibili. Ed è qui che la tecnologia standard mostra i suoi limiti.
Il Cuore Analogico: La scelta del Mixer
I grandi mixer Pioneer sono lo standard industriale, presenti in ogni club e festival di livello internazionale. Il prodotto è affidabile ma è digitale. I Keinemusik, quando hanno il controllo della scena e possono imporre le loro scelte, optano spesso per una strada diversa: l’Allen & Heath Xone:96.

La differenza nella somma
La scelta non è un vezzo da puristi, ma una necessità tecnica per il loro tipo di sound. I mixer della serie Xone lavorano con una somma analogica. Questo conferisce al suono un calore e una “pasta” che il digitale fatica a replicare, specialmente quando sovrapponi tre canali aperti contemporaneamente per minuti interi. La somma analogica “incolla” le frequenze in modo armonico, mentre la somma digitale tende a mantenerle separate chirurgicamente.
Inoltre, l’uso dei filtri VCF (Voltage Controlled Filter) dell’Allen & Heath permette di scolpire le frequenze con una morbidezza progressiva, impossibile da ottenere con gli effetti “Color” on/off dei mixer digitali standard.
L’Arma Segreta: Il Circuito Send & Return
Se c’è un elemento che definisce il “tappeto sonoro” costante dei set Keinemusik, è il modo in cui gestiscono gli effetti. La maggior parte dei DJ si limita a usare il tasto Echo o Reverb integrato nel mixer. Il problema è che quegli effetti spesso “tagliano” il segnale in modo netto.
Il trio berlinese bypassa il problema lavorando “Out of the Box”. Utilizzano una catena di effetti esterna collegata in modalità Send/Return. Il segnale esce dal mixer, entra in unità esterne dove viene processato, sporcato e saturato, e poi rientra in un canale dedicato. Questo crea un ambiente sonoro tridimensionale che avvolge la pista.
Il TEIL1 Keinedelay
Qui entriamo nel vero Gear Setup e sveliamo per così dire il segreto meglio custodito. L’oggetto del desiderio, quello scatolotto che vedete sempre vicino ai CDJ di Rampa, è il TEIL1 The Keinedelay.
Progettato dalla loro stessa crew (specificamente dalla divisione hardware di Rampa), è un delay dub analogico nato per fare una cosa sola: creare echi infiniti. A differenza di un delay digitale pulito, il Keinedelay aggiunge saturazione e imperfezione al segnale ripetuto.
Questo permette di catturare una voce o un synth e lasciarlo fluttuare nel mix per minuti, creando quel suono “liquido” e onirico che è diventato il marchio di fabbrica del collettivo. Non disturba mai la cassa, perché le frequenze sono filtrate per riempire solo gli spazi vuoti, agendo come uno strumento musicale aggiunto al DJ set. Mica male no?

Il “The Keinedelay”: come funziona in breve?
La sua caratteristica principale è l’algoritmo che simula un Tape Delay (eco a nastro), permettendo di accelerare o rallentare il “nastro” virtuale tramite la manopola TIME. Cambiando il tempo, le ripetizioni ancora nel loop subiscono variazioni di pitch, creando pattern ritmici imprevedibili e creativi.
Le funzioni chiave per il DJing:
- Switch MIX/WET: Questa è la funzione “killer” per chi usa un mixer. A differenza di molti pedali per chitarra, questo switch permette di far ritornare nel mixer solo il segnale processato (Wet). È fondamentale per l’uso in Send/Return, perché evita che il segnale originale ritorni nel canale effetti, creando problemi di fase o volume.
- Modalità MOM (Momentary): Quando attivata, il segnale entra nel loop effetti solo mentre si tiene premuto il pulsante. È perfetto per “catturare” un singolo suono isolato, come un rullante o una parola vocale, e lasciarlo echeggiare senza ritardare tutto il resto del brano.
- Modalità LOOP (12 sec): Il TEIL1 può anche funzionare come looper, permettendo di catturare fino a 12 secondi di audio per poi manipolarli in tempo reale, cambiando la velocità e la “grana” del suono tramite un algoritmo di time-stretching old school.
È un’unità costruita per l’alta fedeltà, con elettronica a basso rumore e convertitori a 24-bit, dove solo le ripetizioni vengono processate digitalmente, lasciando intatto il segnale originale. È questo strumento specifico, con le sue imperfezioni analogiche e le sue funzioni dedicate, che conferisce quel colore nei loro set, agendo come un vero strumento musicale aggiunto.
Analisi Discografica: Send Return
Se vuoi capire come tutto questo si traduce in produzione, l’ascolto obbligato è il loro album del 2021, significativamente intitolato “Send Return”.
Non è solo una raccolta di hit da club. La critica ha lodato proprio la capacità di sottrarre elementi: casse morbide che non aggrediscono, delay dub lunghissimi e un’atmosfera da “party privato”. È l’album che ha definito il concetto moderno di Organic House e Afro Tech, dimostrando che per far ballare non serve urlare, basta saper gestire lo spazio.
Le Fondamenta del Collettivo: “You Are Safe” (2017)
Se Send Return è il suono del successo globale, You Are Safe è il momento in cui hanno definito le regole del gioco. È il loro primo vero album collaborativo. Prima di questo, &ME, Rampa e Adam Port rilasciavano EPs individuali stellari sulla loro etichetta; qui hanno deciso di fondere le loro tre anime in un unico flusso.
È un disco leggermente più crudo e variegato rispetto al successore. Sentirai la techno berlinese di &ME scontrarsi e fondersi con le percussioni tribali di Rampa e le influenze dub/hip-hop di Adam Port. È meno “patinato” di Send Return, ma è fondamentale per capire come tre solisti sono diventati una band elettronica. È il prototipo del loro sound ibrido.
Chi e cosa è in sostanza Keinemusik
Ma alla fine di tutto, che genere fanno questi tizi? Come li vado a catalogare nella mia libreria musicale? La risposta non è in una sola parola, perché la loro forza sta proprio nell’essere un ponte tra culture sonore diverse.
Se dovessimo posizionarli su una mappa, si troverebbero esattamente all’incrocio tra la precisione ingegneristica dell’Europa e il groove poliritmico dell’Africa. Nel libro Afro House Anthology, li definisco come i pionieri dell’“Afro Tech” moderno e dell’“Organic House”. Afro, perché la struttura ritmica di base, il cuore pulsante delle percussioni, è molto di derivazione africana.
Tech, neanche a dirlo, la loro provenienza dalla scena di Berlino ha iniettato in quel groove una sensibilità più fredda e sintetica fatta di atmosfere e delay più che di “pelle e legno”. Ma non sono certo puristi dell’Afro House Music nel senso più stresso del termine. Non sono neanche DJ Techno tradizionali.
Sono ibridatori, diciamo così e chiudiamo il cerchio. Hanno preso il calore del ritmo e lo hanno filtrato attraverso l’estetica del clubbing europeo, trasformando un genere musicale in un vero e proprio fenomeno di “lifestyle” globale. Re indiscussi di mete come Tulum e Mykonos.
I Keinemusik non sono produttori di “hit radiofoniche”. La vera essenza del loro sound è da ricercare nei set, non tanto nelle singole tracce. Cerca il loro BBC Radio 1 Essential Mix (2021) o uno dei loro set registrati al Circoloco. È lì che senti come il mixer Xone:96 e i delay esterni lavorano per creare quel flusso continuo che nessun album in studio può replicare completamente.
In un’era in cui tutto è quantizzato e digitale, il “calore” e l’imperfezione di un pedale delay o di un mixer analogico possono essere la chiave per trovare una propria identità sonora. Non è solo banalmente differenziarsi, ma creare uno stile diverso da tutto il resto.
Keinemusik Setup: Tre step per avvicinarsi al “Flow”
Non ti serve correre a comprare un Allen & Heath Xone:96 domani mattina per capire questo mondo. L’hardware aiuta, ma è la filosofia di mixaggio e produzione che fa la differenza. Se produci o suoni e vuoi avvicinarti a questa estetica, flow,, ecco su cosa devi lavorare davvero secondo me:
La gestione “chirurgica” delle basse frequenze: Dimentica la cassa che ti prende a pugni sullo sterno tipica della Tech House o dell’EDM. Il sound Keinemusik si basa spesso su kick più corti, con meno “pancia” e sustain, per lasciare spazio a linee di basso sub-armoniche molto profonde e morbide. Il segreto è nell’incastro sotto i 90Hz: la cassa dà l’attacco ritmico, il basso dà il “rotolamento” e il groove. Se i tuoi mix suonano troppo aggressivi, probabilmente stai saturando troppo la cassa o la stai facendo suonare troppo a lungo.
Pazienza e arrangiamento sono fondamentali. Se produci, allunga i tempi. L’estetica “Cloud” non si basa sul classico schema “tensione e rilascio” ogni 32 battute. Si basa sulla creazione di uno stato di trance. Introduci i nuovi elementi (un shaker, un synth melodico) con lentezza. La tensione deve salire in modo quasi impercettibile per minuti interi, non secondi.
Il “Send & Return” come collante: Sia live che in studio (sulla tua DAW). Non usare delay e riverberi solo per “bagnare” un suono quando ti serve un effetto speciale. Nel mondo Keinemusik, il canale Send/Return (soprattutto il delay) è quasi sempre attivo a basso volume. Serve a creare un “tappeto sonoro” costante, una coda di eco scura e saturata che riempie i vuoti tra una cassa e l’altra.
