Nel panorama attuale della Melodic Techno, i Mind Against occupano una posizione distinta. Mentre il genere si è progressivamente spostato verso sonorità commerciali e adatte ai grandi festival, Alessandro e Federico Fognini hanno mantenuto una linea coerente, legata a un’idea di club culture più introspettiva e curata.
Partiti da Milano e stabilitisi a Berlino, hanno costruito una carriera solida basata sulla qualità delle produzioni e su DJ set che lavorano sulla costruzione progressiva dell’atmosfera, privilegiando la narrazione musicale all’impatto immediato.
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Le Origini: Milano, 2010 e la “Classe d’Oro”
Per capire il peso specifico dei Mind Against, dobbiamo tornare a Milano, tra il 2010 e il 2011. In quegli anni, il termine “Melodic Techno” non era ancora un’etichetta di marketing standardizzata. La scena clubbing era divisa tra la Deep House e una Techno più scarna e funzionale. È in questo spazio vuoto che si inserisce una nuova ondata di produttori italiani.
Alessandro e Federico Fognini fanno parte di quella che possiamo definire la “classe d’oro” milanese. Gravitando attorno al SAE Institute (dove molti hanno studiato tecnica del suono) e ai primi party Just This, hanno iniziato a riscrivere le regole del gioco affiancandosi fin da subito a figure come Carmine Conte e Matteo Milleri (Tale Of Us).
Non si tratta di percorsi paralleli, ma di una genesi comune. I fratelli Fognini e i Tale Of Us hanno condiviso gli stessi studi, le stesse influenze e la stessa visione iniziale: prendere l’eredità della Minimal e riempirla di emozione, rallentando i BPM e scurendo le atmosfere per creare qualcosa di nuovo.
L’asse Milano-Berlino e l’impronta Life and Death
Il vero salto di qualità avviene nel 2012, anno cruciale per questo gruppo di artisti. È il momento del trasferimento a Berlino, una scelta quasi obbligata per chi cercava un ecosistema discografico più maturo rispetto all’Italia.
Mentre i Tale Of Us iniziavano la loro ascesa globale, i Mind Against consolidavano la loro identità tecnica. Il loro background musicale era solido: non erano semplici appassionati passati alla console, ma musicisti con una formazione su strumenti reali e composizione. Questo dettaglio tecnico è ciò che, fin dai primi demo, ha colpito Manfredi Romano.
Il fattore Manfredi Romano (DJ Tennis)
Per comprendere davvero la genesi sonora dei Mind Against, bisogna capire chi guidava le fila di quel movimento. Manfredi Romano, conosciuto come DJ Tennis, è una figura atipica. Prima di fondare Life and Death nel 2010, non era un “techno producer” nel senso classico, ma un organizzatore di eventi e tour manager profondamente legato alla scena Punk e Indie-Rock italiana.
Questa provenienza è il fattore determinante. Romano portava in studio una sensibilità diversa: cercava l’imperfezione, la melodia malinconica e la struttura “canzone” anche dentro una traccia da discoteca. Il suo approccio da A&R era visionario: non cercava la “bomba” funzionale per far saltare la pista, ma musica che si potesse ascoltare anche in cuffia o in viaggio.
La fusione dei due mondi
Quando Romano incontra i fratelli Fognini, accade la fusione perfetta. Da una parte c’era la visione “rock” e sporca di Tennis, dall’altra la preparazione tecnica e accademica dei Mind Against.
L’ingresso nell’etichetta Life and Death ha dato ai Mind Against la piattaforma ideale. In quel periodo (2012-2014), l’etichetta definiva il suono “post-minimal”: tracce lunghe ed evolutive, bassi caldi e synth analogici. Dischi come Cagliostro e Atlant sono i manifesti di questa fase: mostravano un sound design più “sporco” e organico rispetto alle produzioni digitali cristalline che sarebbero arrivate anni dopo con il fenomeno Afterlife.
Mind Against e Tale Of Us: Affinità e divergenze
Spesso i Mind Against vengono associati automaticamente ai Tale Of Us. Le ragioni sono evidenti: l’amicizia storica, la genesi milanese comune e la presenza fissa nel roster degli eventi Afterlife. Tuttavia, analizzando le discografie e soprattutto la costruzione dei DJ set, emergono differenze sostanziali.
Mentre i Tale Of Us, specialmente negli ultimi anni, hanno virato verso una produzione più “cinematografica” e spettacolare, pensata per i grandi stage e supportata da visual imponenti, i Mind Against hanno mantenuto un approccio più lineare e mentale.
La differenza si sente nella gestione dell’energia.
- Tale Of Us: Puntano spesso su breakdown molto lunghi, melodie scandite e momenti di rilascio esplosivo (il drop) funzionali all’effetto scenico.
- Mind Against: Lavorano sulla tensione continua. I loro set utilizzano meno “stop and go”; privilegiano un groove ipnotico che evolve lentamente. È un sound più cupo, psichedelico, che guarda alla tradizione della Techno purista piuttosto che al pop elettronico.
Oggi i Tale Of Us oggi riempiono gli stadi con un’esperienza audiovisiva a 360 gradi. I Mind Against restano però i maestri del club buio, dove la musica deve bastare a sé stessa.
Analisi Tecnica: Il Sound Design e il Workflow
Cosa rende il suono dei Mind Against immediatamente riconoscibile? Non è solo una questione di melodie, ma di trattamento del segnale. I fratelli Fognini hanno sviluppato una firma sonora basata su un workflow ibrido molto specifico, che privilegia il “re-processing” rispetto alla sintesi pura.
Il cuore del setup: Nord Lead e Elektron
Mentre molti colleghi si affidano quasi esclusivamente ai classici Moog o Prophet recenti, i Mind Against hanno costruito gran parte della loro identità su macchine diverse.
- Clavia Nord Lead 2: È il responsabile di quei lead freddi, digitali e taglienti che sentiamo in tracce come Strange Days. Non cercano il “calore” a tutti i costi, ma una precisione che buchi il mix.
- Elektron Analog Four & Monomachine: Queste macchine non vengono usate solo come sintetizzatori, ma come processori effetti. Una tecnica confermata del duo consiste nell’inviare segnali audio (anche da plugin software) dentro i filtri e gli overdrive dell’Analog Four per dare quella grana “sporca” e materica che i VST faticano a replicare.
La tecnica del “Re-Amping” creativo
Il loro sound “warped” (deformato/instabile) non nasce solo da semplici LFO sull’intonazione. I Mind Against utilizzano spesso il filtro aggressivo del Korg MS-20 per processare sequenze esterne. Invece di usare un delay plugin standard, spesso registrano lunghe catene di effetti hardware, creando code sonore che evolvono in modo imprevedibile. Questo approccio “dub” alla techno fa sì che ogni ripetizione del delay sia leggermente diversa dalla precedente, creando un senso di movimento organico.
Mixare componendo
Un altro pilastro del loro metodo è l’approccio al Mix. A differenza di molti produttori che separano la fase creativa da quella ingegneristica, i Mind Against mixano mentre scrivono.
- Low End: La pulizia delle basse frequenze (20-100Hz) è maniacale e viene gestita alla fonte: scelgono suoni che non “litigano” tra loro, riducendo la necessità di EQ correttivi estremi alla fine. Il risultato è quel suono rotondo e potente che non perde definizione nemmeno nei grandi impianti.
- Kick e Basso: Vengono scolpiti subito. Spesso usano drum machine come la Dave Smith Tempest per creare layer ritmici complessi che si incastrano già perfettamente con la linea di basso.
Mind Against Masterclass: Filosofia e Tecniche di Produzione
Non esiste un “preset Mind Against”, ma esiste un metodo. Analizzando anni di interviste e osservando l’evoluzione del loro sound, emerge un approccio alla produzione che va controcorrente rispetto alla frenesia del mercato musicale odierno. Abbiamo sintetizzato la loro visione in tre pilastri fondamentali, utili a chiunque voglia elevare la qualità delle proprie tracce.
L’arte della sottrazione (Quality over Quantity)
In un’industria che spinge i produttori a rilasciare musica continuamente per soddisfare gli algoritmi, Alessandro e Federico scelgono il silenzio. Le loro release sono rare, mirate. Questa non è pigrizia, ma una scelta artistica radicale basata sulla sottrazione.
Come hanno spiegato spesso ai microfoni di testate come XLR8R, il loro processo creativo non consiste nell’aggiungere, ma nel togliere. Spesso lavorano su un’idea stratificando suoni su suoni, per poi passare l’ultima fase del lavoro a eliminare tutto ciò che è superfluo. La regola che possiamo trarne è preziosa: una traccia deve reggersi in piedi con pochi elementi essenziali.
Se rimuovendo un pad di sottofondo l’emozione del brano crolla, significa che l’idea di base era debole. Se invece l’emozione resta, quel pad era solo rumore. La pulizia che sentiamo nei loro dischi nasce proprio da questo coraggio di premere “mute” sui canali non indispensabili.
La ricerca della “Zona Grigia”
Il marchio di fabbrica dei fratelli Fognini è una malinconia particolare, mai disperata e mai euforica. È quella che loro stessi hanno definito la “zona grigia”: un limbo emotivo dove l’ascoltatore non sa se essere triste o speranzoso, ed è proprio in quell’ambiguità che nasce il viaggio mentale.
“Non ci piace la musica che ti dice esattamente cosa provare. Preferiamo quella zona grigia… È lì che l’ascoltatore mette del suo.”
Tradurre questo concetto nel proprio studio significa evitare le progressioni armoniche troppo scontate. Non serve cercare la scala minore più drammatica o quella maggiore più solare; il segreto sta nell’usare accordi sospesi, intervalli cromatici e, soprattutto, quel detune sui sintetizzatori di cui abbiamo parlato prima. L’obiettivo: creare una tensione psichedelica che evolve lentamente, mantenendo l’ascoltatore in uno stato di sospensione.
Il Sound Design come scrittura
Infine, c’è un aspetto tecnico che ribalta il workflow di molti bedroom producer. Spesso si tende a scrivere una melodia “in brutta” (magari con un pianoforte) per poi assegnarle un suono sintetico in un secondo momento. Per i Mind Against, questo approccio è impensabile.
Il sound design non è una fase successiva alla composizione: è la composizione. I suoni vengono scolpiti. Come hanno confermato in diverse occasioni, spesso è proprio il timbro di un’onda processata attraverso i filtri dell’Analog Four o del Moog a suggerire quale nota suonare. Chi vuole avvicinarsi a questo livello di produzione dovrebbe smettere di cercare il preset perfetto e iniziare a manipolare l’audio fin dal primo minuto. La cassa e il basso non devono essere mixati alla fine, ma devono suonare definitivi già durante la stesura dell’arrangiamento. La qualità della sorgente sonora è il 90% del lavoro; il mixaggio finale è solo la lucidatura.
Discografia Essenziale: 3 Tracce per capire l’evoluzione
Per chi volesse analizzare da vicino il percorso sonoro dei Mind Against, ci sono tre produzioni che fungono da pietre miliari. Non sono solo “hit”, ma fotografie esatte di momenti diversi della loro evoluzione tecnica.
1. Avalon (2014, Life and Death)

È il manifesto della loro “Golden Era”. Uscito un anno dopo il debutto Atlant, questo EP definisce il canone della prima ondata Melodic Techno. Nota da Collezionisti: Sul vinile originale (cat. LAD016), la tracklist è invertita rispetto alla logica pop. Il Lato A ospita Several Times (123 BPM), una marcia techno dritta e ipnotica; il Lato B è dedicato alla title-track Avalon, un viaggio mentale caratterizzato da un arpeggio che non esplode mai, ma che lavora sulla tensione psichedelica. È l’esempio perfetto della loro regola “less is more”.
2. Gravity (2016, Afterlife)
Il passaggio all’era Afterlife. Attenzione: non cercatelo come EP singolo. Questo brano è la gemma che chiude la storica compilation inaugurale “Realm Of Consciousness”. È disponibile in diversi formati, ma per i puristi il riferimento è il Triplo Vinile (Cat. AL001), dove Gravity occupa solennemente tutto il Lato F.

Esiste anche in versione CD (AL001CD) e digitale. Musicalmente, segna il cambio di passo: il low-end diventa massiccio e chirurgico per adattarsi ai grandi sound system. È una lezione di minimalismo: cassa, basso e un synth che “piange”, senza nient’altro attorno.
3. Walking Away (2020, Afterlife)
Qui entriamo nel territorio del “Graal” moderno. Gravity era l’inizio, questo EP (Codice Cat. AL035) rappresenta una vera e propria consacrazione artistica per i Mind Against.
- Il Formato: Si tratta di un 12″ a 45 RPM. Per i meno tecnici: è il formato “audiophile” da club per eccellenza. Il disco ha le dimensioni grandi di un album (12 pollici), ma gira più veloce (45 giri invece di 33). Questo significa che il solco è più largo e la puntina legge più informazioni al secondo: si traduce in una dinamica maggiore, un volume d’uscita più alto e bassi molto più definiti. È fatto per suonare forte.
- Lato A: Walking Away (feat. Port St. Willow). È il lato “emotivo”. La voce non è un semplice sample, ma il cuore del brano, trattata con riverberi che la rendono eterea. È la dimostrazione che la Techno può avere la struttura di una canzone.
- Lato B: Bloom. Spesso sottovalutata, è la gemma nascosta che fa impazzire i DJ. Strumentale, cupa, mentale. È il lato oscuro che bilancia la luce del Lato A.

Vale la pena averlo in collezione? Assolutamente sì. Essendo uscito nel 2020 ed essendo Sold Out ovunque, le copie “Near Mint” (come nuove) stanno iniziando a scambiarsi a cifre importanti (sopra i 100€ su piattaforme secondarie). Possedere il catalogo AL035 significa avere un pezzo di storia della Melodic Techno che non verrà ristampato facilmente.
L’eredità dei Mind Against e le
strade parallele con i Tale Of Us
Guardando indietro al percorso di Alessandro e Federico Fognini, la parola chiave non è “spettacolo”. Partiti dalla scuola milanese del 2010 e maturati nella Berlino più sperimentale, i Mind Against hanno rappresentato l’anello di congiunzione tra due mondi: l’elettronica colta da ascolto (influenzata dall’IDM, dai Boards of Canada e dalla psichedelia dei Pink Floyd) e la funzionalità della Techno da club. Grazie al loro sound maturo propongono una musica che non è solo Melodic Techno.
I Tale Of Us hanno frammentato la loro identità nei progetti solisti. Hanno puntato quasi tutto sulla spettacolarità visiva e sui LED wall giganti con Anyma, mentre Mind Against sono rimasti un’entità compatta e focalizzata esclusivamente sull’audio.
Fanno ancora parte della famiglia Afterlife? Assolutamente sì, ne sono ancora i pilastri. Tuttavia, il loro ruolo è cambiato: se i Tale Of Us oggi rappresentano l’espansione mainstream e mediatica dell’etichetta, dal peso non indifferente, i Mind Against ne custodiscono l’anima più underground.
